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La storia delle antiche Officine di Forlì che sorgevano sull'attuale viale Vittorio Veneto, nell'area oggi occupata da un vasto complesso immobiliare, è stata riproposta con la recente mostra Officine di Forlì curata da Marino Mambelli nella Sala XC Pacifici. Dirette per lungo tempo dall'ingegnere Enrico Forlanini, le Officine di Forlì realizzarono, tra l'ultimo trentennio dell'Ottocento e il primo del Novecento, manufatti in ferro e ghisa: dai lampioni, quali quelli ancora presenti in piazza Saffi, ai ponti, alle cancellate, ai balconi. Le Officine di Forlì, come ricorda Mambelli nel catalogo della mostra, nacquero formalmente nel 1863, «una delle prime industrie private della Romagna nonché capostipite dell'interessante movimento industriale della nostra città fra '800 e '900». Due gli scopi, come scrive ancora Mambelli, che portarono alla creazione dell'azienda: «Far nascere un complesso industriale capace di dare lavoro a un buon numero di operai e dotare la città di illuminazione a gas in sostituzione delle poche e mal funzionanti lampade a olio». E la sera del 28 febbraio 1864 una parte del centro storico venne illuminata con i fanali a gas. In seguito, alla direzione dell'azienda, divenuta proprietà della Cassa dei Risparmi di Forlì, cominciò a operare l'ingegnere milanese Enrico Forlanini al quale la Cassa cedette l'opificio nel 1895. La gestione Forlanini fu abile, con lui la fabbrica aumentò e variò la produzione al punto da occupare oltre 400 operai negli anni venti del XX secolo. Le Officine di Forlì ebbero nel corso della storia numerose denominazioni; la produzione, si legge nel catalogo, si diversificò nel tempo comprendendo una vasta gamma di prodotti: dai piccoli elementi in ghisa per balconi, ai macchinari per zuccherifici, caldaie a vapore, gazometri, ponti, serbatoi, ma anche panchine, cancelli. Forlanini morì nel 1930, le Officine attraversarono varie vicende storiche fino a quando negli anni novanta l'imprenditore Milco Piraccini, con un gruppo di collaboratori, costituì la Ghisamestieri con sede a Bertinoro, un'azienda che si è affermata con idee spesso ispirate ai progetti originali delle antiche Officine di Forlì. Quei disegni, ritrovati negli archivi, sono stati donati da Ghisamestieri al Fondo Piancastelli della Biblioteca Saffi. Il patrimonio di disegni e progetti rinvenuto, scrive nell'introduzione del catalogo Leardo Ravaloli, presidente di Ghisamestieri, «rappresenta un vero caposaldo nel campo dell'illuminazione artistica in Italia e all'estero ed una inestimabile fonte di ispirazione per tutte le aziende del settore». La scelta della donazione, spiega, nasce dal desiderio di «valorizzare il nostro passato e le nostre rilevanti tradizioni industriali, rendendo pubblica un'eredità che fa onore alla città di Forlì».
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